22 11 / 2010

A lume di candela

Ieri sera, domenica, ha piovuto per quasi tutta la giornata, ma nel tardo pomeriggio è peggiorato, con tuoni e lampi da fare davvero impressione. Così abbiamo dovuto rinunciare ad attività all’aperto e siamo rimasti a casa. Mentre F. giocava con i bimbi io preparavo la cena: spigole al forno con contorno di verdure grigliate e jacked potatoes. Insomma, un bel pomeriggio casalingo. Poi, poco prima dell’ora di cena, mentre stavo dando da mangiare a G.2, è andata via la luce. Inizialmente G.1 ha avuto paura, ma poi grazie ai nostri incoraggiamenti ha trovato in questa nuova situazione una scusa per giocare diversamente (quante volte abbiamo fatto finta di spegnere le candeline di una fantomatica torta di compleanno, nessuno lo sa). F. ha riempito il salone di candele, e la cena meno male era già pronta. 

Poi a un certo punto G.1 mi ha chiesto di vedere uno dei suoi cartoni preferiti (La casa de Mickey Mouse). Le ho detto che non si poteva: era andata via la corrente elettrica. Lei ha protestato, non riusciva a capire. E allora mi sono ricordata dei consigli di un libro che ho letto, e le ho raccontato questa fiaba che ho inventato man mano che andavo avanti:

La corrente elettrica dà la pappa al computer e al televisore, ed è grazie a lei che loro hanno le energie per funzionare. Insomma, come la pappa che lei stessa mangia e che la rende forte per poter saltare e giocare. Ma con tutti quei tuoni e lampi, la corrente elettrica si era messa paura ed era scappata, a nascondersi chissà dove. “Sotto il lettone!”, ha detto G.1. “Può darsi”, ho risposto io. E così non ha dato più la pappa al computer e al televisore, e loro ora sono deboli e non ce la fanno a funzionare. 

I bambini sono ombelicocentrici, ma non lo fanno apposta o con cattiveria. Semplicemente, non comprendono il mondo che in base alle proprie esperienze fatte (come noi grandi, in fin dei conti). A quest’età l’universo gira attorno al proprio vissuto, alle proprie emozioni. E così come lei stessa si era un po’ messa paura quando ha sentito i tuoni, è riuscita a capire le motivazioni e le emozioni della corrente elettrica. Insomma, era chiaro che con tutto quel chiasso la povera corrente elettrica si fosse messa paura e fosse andata a nascondersi chissà dove! E quindi non solo non ha più protestato perché non poteva vedere il cartone, ma quando la luce è tornata, un’ora dopo, ha esultato contenta e felice perché la corrente elettrica non aveva più paura ed era tornata da noi!

Mi sono un po’ emozionata quando ho visto che il suo primo pensiero è stato rivolto a questa amica corrente-elettrica che era uscita fuori dal suo nascondiglio e che aveva superato la sua paura. Poi dopo, in un secondo momento, ha collegato con il fatto che ora poteva vedere il suo cartone preferito in santa pace. Ma vedere che al primo posto ha messo l’empatia e la preoccupazione per qualcun altro mi ha fatto capire che, in fin dei conti, non siamo così egocentrici. Forse dobbiamo soltanto insegnare ai bambini a camminare con le scarpe altrui, per dirla al modo anglosassone. 

A volte basta solo un piccolo cambio di prospettiva. Ma non è facile per niente.