25 10 / 2010

Piccoli cuccioli crescono

Il rientro al lavoro si avvicina e oggi per la prima volta G.2 farà la sua prima mezza giornata di nido, da solo, senza di me. Mangerà senza di me, giocherà senza di me, lo metteranno a dormire senza di me. Oggi sarò, in teoria, del tutto prescindibile per lui.

Pensavo di essere già vaccinata, ma ho sentito il cuore in un pugno quando l’ho salutato e sono andata via. La lacrimuccia, come ad altre madri, non mi è scappata, ma sì, mi sono emozionata. E tanto. Non per il fatto di lasciarlo, non perché pensi che lo sto abbandonando. Non c’entrano i sensi di colpa che affliggono altre madri. So quanto si divertono e quanto fa loro bene rapportarsi con altri bambini. È che mi rendo conto che è finita una fase, quella del bebè. Che non ti fa dormire, che richiede tutte le tue energie e dedizione totale. È un peccato, mi dico spesso, che una fase così travolgente, così piena di emozioni, così viva, non te la possa mai godere appieno per via della stanchezza. Una fase va via, e non tornerà. Ne arriveranno altre, belle in modo diverso, coinvolgenti e appassionanti, ma questa è andata via per sempre. La simbiosi dell’allattamento, i primi sorrisi, i primi movimenti, i primi suoni, le prime manifestazioni d’affetto: il mito del cucciolo.

Una fase è andata via. Ne sta cominciando un’altra.