18 3 / 2011
"Quando ti si sgretola il pavimento sotto, resistere o arrenderti sono due facce della stessa voglia di distruggerti. Per un po’ ho resistito, e poi mi sono arreso… Finché non ho pensato che c’era anche una terza strada: fuggire, andarsene per sempre, smettere di prendersi in giro con la speranza che domani qualcosa possa cambiare"
13 3 / 2011
Mañana en la contienda piensa en mí
En el baño tenemos una cortina de Ikea, de esas de colorines. A los peques les encanta.
Hoy G.1 jugueteaba con ella mientras yo le cambiaba el pañal a G.2. De tanto balancearse y hacer el mono se la ha tirado encima. No ha pasado nada, ningún rasguño; sí un susto (para ella).
Por la tarde, cuando F. ha vuelto a casa, G.1 estaba ansiosa por contarle su hazaña. Hemos decidido que en casa se hable español, así que ella ya va pillando el asunto y se dirige cada vez más a menudo a su papá en español.
G.1: Papi, papi, ¡he tirado la cortienda!
F.: ¿La qué, mi amor?
G.1: La cortina, papi.
(Nota: cortina = tenda en italiano)
06 3 / 2011
Non mi è mai piaciuta la carne. Da piccola levavo tutto il grasso, i nervi: la fettina da 200 gr la riducevo a un paio di bocconcini. Sempre mangiata con la costrizione. “Mangia la carne, ti aiuta a crescere”. E vabbeh, mangiamo questa carne. Ma mai piaciuta. Poi dai 17 fino ai 23 anni sono stata ovo-lacto-vegetariana. Il tutto è avvenuto in modo graduale: mangiavo sempre meno carne (perché, appunto, non mi è mai piaciuta), finché un giorno questo mio (dis)gusto sensoriale si è unito a un mio (dis)gusto, diciamo, mentale ed emotivo. Mangiare carne voleva dire mangiare animali. Se poi vedevo il sangue, uff, no non ce la facevo. A 24 anni ho ripreso a mangiarla, mi sono proprio autocostretta a farlo. Non volevo mica passare per una di quelle vegetariane fondamentaliste. Ho sempre pensato, e lo penso tuttora, che mangiare carne sia un atto naturale, è nella nostra indole animale/umana. Diverso è il modo in cui alleviamo gli animali, ci sono capitoli e libri interi da scrivere sulla nostra brutalità al riguardo. Ma pian pianino piccoli e grandi passi vengono compiuti verso un’etica e un rispetto dei diritti degli animali. Con le due gravidanze ho fatto il pieno di carne rossa. Non ne potevo più, usciva dalle mie orecchie, ma la mia ginecologa me l’ha fortemente consigliata e vabbeh, diamo retta all’esperta. Oggi, a 35 anni compiuti, ho deciso che la devo fare finita di andare contro la mia natura: e la mia natura non ama la carne. Proprio il suo sapore, la sua consistenza. Non mi dà fastidio come succede ad altri, ma non provo nessunissimo piacere a mangiarla. E allora, a quale pro? Sappiamo bene che non è imprescindibile per seguire una dieta corretta, anzi se ne abusa, in questa nostra società consumistica. E dunque asseconderò la mia indole: si torna ovo-lacto-vegetariana, con magari qualche sgarro saltuario (soprattutto quando mangerò da amici o quando non ci sarà proprio altro da mangiare). Ma senza forzature.
05 3 / 2011
I disegni parlano le lingue?
- Mi vida, ¿qué quieres dibujar ahora?
- En inglés, quiero dibujar en inglés.
- --
- Amore, che vuoi disegnare ora?
- In inglese, voglio disegnare in inglese.
04 3 / 2011
Meblis
Una conversazione oggi mi ha fatto venire in mente un episodio di qualche mese fa (verso la fine dell’estate scorsa, se non erro).
Non è la prima volta che mi capita di avere un momento di titubanza, di code-switching con l’inglese, con la bimba. Premetto che la mia conoscenza dell’inglese, seppur buona, non è di livello madrelingua o near-native. La mia pronuncia è buona, dicono, seppur di Gibilterra (you know, those fellows who live with the apes on a rock in the middle of nowhere), mica è britannico vero. Ma ho perso la mia self-confidence (ecco, cominciamo a scrivere in itagliano-spanglish-o quel che è), la mia fluency. Insomma, lo dovrei praticare di più, ma il tempo a disposizione è quello che è, e gli amici di madrelingua inglese qui a Roma li vedo poco (siamo tutti indaffaratissimi in questa metropoli).
Questa premessa logorroica e sconclusionata era solo per dire che nonostante non lo usi tutti i giorni, l’inglese è pur sempre una parte della mia infanzia. Queste sono le cose spettacolari delle lingue. Ti rimangono dentro, anche se non le usi. Poi magari non riesci a usarla come vorresti, ma alcuni tasselli ti rimangono impressi, fanno parte di te. Le esperienze e le scoperte del mondo che hai fatto in quella lingua, soprattutto le prime volte di qualsiasi cosa, rimangono dentro di te per sempre.
E quindi quella volta G. guardava un cartone, e il protagonista giocava alle bilie. Anche lei, ovvio, le voleva. Ma non sapeva come si chiamassero, perché non le aveva mai viste prima.
“Mamma, volio docare con quelle palline… come si chiamano?”
“mɑrbəl”
“¿Y en español, mami?”
“Canica, hija, canica”
È che io, quando penso alle bilie, las canicas, penso ai meblis [marbles]. Né più né meno. E non c’è niente da fare.
03 3 / 2011
Lapsus linguae materno
- ¡¡Hey tú, G., quítate de la alfombra!!
- Mami, yo estoy en el sofá. Es Lola la que está en la alfombra.
- Mi vida, perdóname.
- No te preocupes, mami.
- ...
- Ehi tu, G., via dal tappeto!
- Mamma, io sono sul divano. È Lola ad essere sul tappeto.
- Amore mio, scusami.
- Non ti preoccupare, mamma.
- ...
- [Lola è la gatta]
28 2 / 2011
A room of her own
- 1: Quiero dormir con G.2
- 2: Ahora aún no puedes, G.2 es demasiado pequeño y se haría daño.
- 1: ¡Quiero dormir con G.2 en mi cama!
- 2: Tesoro, ahora no puede ser. Pero cuando se vaya el frío y llegue el verano pondremos la cama de G.2 en tu habitación y dormiréis juntos. Y será la habitación de G.1 y G.2.
- 1: NOOOOO, ES LA HABITACIÓN DE G.1
- 2: ¿Entonces G.2 no puede ir a dormir a tu habitación?
- 1: Sí, pero es mi habitación.
21 2 / 2011
Nuestra gata se llama Lola. Mi madre cada vez que le habla la llama Lola Lolita la Piconera, y claro, a la niña se lo ha pegado y ahora ella también la llama Lolita la Piconera. Hoy se me ha ocurrido buscarle la canción en youtube y le he puesto este vídeo.
La reacción de G.: ¡Oh mira mami, a esta mujer se le han acabado los colores para dibujar!
16 2 / 2011
La doctora se aburre
- Mami, cuéntame otra vez el cuento de la nena G. que vivía en tu barriguita.
- Vale. Érase una vez... blablabla... y luego la nena un día le dijo a su mamá Mami, esta barriguita es pequeña para mí y tengo que nacer. Su mamá le contestó De acuerdo, ahora le decimos a papá que nos lleve al hospital y allí la doctora nos ayuda.
- Mami, pero papi está malito.
- Ya, pero cuando nació la nena G. no.
- Ah vale. Sigue, mami.
- Entonces pasó el tiempo y la nena G. le dijo a su mami y a su papi Quiero un hermanito, ¡me aburro jugando yo sola!
- Pero yo no me aburro...
- Te aburrías, te aburrías.
- No, no, yo no me aburro.
- Bueno, vale, querías un hermanito para jugar con él y ya está.
- Sí, eso sí.
- Y así fue como llamamos al nene G.2 y le dijimos que viniese a vivir con nosotros. Pero primero el nene G.2 vivió un poquito en la barriguita de mami.
- También G.2, sí.
- Pero un día dijo a su mami y a su papi Tengo que nacer, esta barriguita es pequeña [...] para que nos ayudase la doctora.
- ¿La misma doctora?
- No, otra.
- No, no, ¡la misma!
- Bueno, vale, la misma.
- ¡La Doctora Margherita! [su pediatra]
- No, otra doctora.
- No, ¡la doctora Margherita!
- Bueno vale, la doctora Margherita...
- ¡Porque la doctora se aburría!
- ...